Il passaggio da un regime rigido ad uno flessibile nella terapia anti-VEGF puņ dare dei risultati gradualmente peggiorativi.

7 maggio 2018

Sostituire la terapia intravitreale anti-VEGF (bevacizumab e ranibizumab) a regime flessibile con una costante a base di aflibercept nei pazienti affetti da AMD ha portato a dei risultati più significativi sia nel recupero dell’acuità visiva che nella riduzione dello spessore della fovea centrale, questo quanto sostenuto da un trial clinico del Cole Eye Institute di Cleveland, Ohio.

Il trial clinico, chiamato ASSESS, ha preso in esame 32 pazienti affetti da degenerazione maculare senile a cui è stata modificata la terapia in favore di una somministrazione bimestrale di aflibercept. I risultati dopo tre anni hanno dimostrato un miglioramento statisticamente valido rispetto alla baseline sia dal punto di vista dello spessore della fovea che per la qualità visiva. Una volta interrotto il trial i pazienti sono tornati alla terapia precedente con un regime pro re nata con una media di 3,7 iniezioni e 8 visite di follow up. Durante questo periodo post trial i pazienti hanno perso i progressi ottenuti durante la terapia a regime rigido.

“Il ritorno ad un regime clinico di routine non hanno intaccato il peso psicologico della terapia, tuttavia la perdita dei progressi visivi ed anatomici ottenuta durante un regime costante per il passaggio ad uno pro re nata apre degli interrogativi sul rischio di sottotrattamento dei regimi più flessibili,” affermano gli autori dello studio.  

Fonte


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